
Solo i numeri – quelli giusti – avrebbero potuto dare chiarezza al problema "area Cazzaniga".
Gli allarmismi o i disfattismi degli ultimi giorni a nulla servono, se non a mostrare – se ancora una volte ce ne fosse stato bisogno – la debolezza di un'Amministrazione che scivola spesso e volentieri.
Per chiarezza espositiva riteniamo opportuno segnalare che Il costo complessivo per l'ultimazione dell'opera recentemente pubblicato dall'Amministrazione Comunale, pari ad Euro 4.087.000, evidenzia un aumento complessivo dei costi di Euro 690.000 rispetto al finanziamento iniziale del 15 Settembre 1997.
Se si tiene conto che ora contrariamente ad allora, è stato riacquistato il diritto di superficie, allora valutato Euro 750.000, si intuisce chiaramente che, nonostante le avverse vicende con cui hanno dovuto fare i conti le tre Ammnistrazioni Comunali che si sono succedute, ad oggi i costi per Merate sono rimasti invariati.
L'avocazione a sé da parte del sindaco della responsabilità politica del cantiere è un chiaro segno di sfiducia nei confronti dell'assessore che oltre a fornire cifre inesatte, in maniera lapalissiana dichiara alla stampa "brancoliamo nel buio. Non sappiamo che farcene."
Non è certamente questo ciò che avrebbero voluto sentire i Meratesi su un opera che attendono da anni.
Che il cantiere non abbia avuto buona sorte è ormai chiaro a tutti.
Ma che di fronte alle vicende negative si debba fare disfattismo non è accettabile.
La tempestività nell'agire ha infatti – negli anni precedenti – evitato il peggio, consentendo all'Amministrazione Comunale di superare la vicenda giudiziaria dell'appaltatrice (finita in concordato preventivo) senza che ciò potesse ulteriormente ampliare i danni.
A tutti deve esser chiaro che, completato il mandato, l'Amministrazione precedente si presentava al voto dei cittadini con un cantiere che – sebbene non completato – era pronto per la prosecuzione essendo i lavori già appaltati a nuova impresa.
A questo si aggiunga – in termini economici – che era stata incassata una garanzia di euro 252.000 dalla prima appaltatrice e trattenuta una cauzione versata da altra ditta aggiudicataria di ulteriori 31.000 euro che aveva poi ritenuto di non proseguire nell'appalto.
E siamo al 26 maggio 2004.
Dopo le elezioni e pur disponendo di tutte le condizioni, il non aver agito tempestivamente – in ragione di chissà quale soluzione da sostituire alle scelte della precedente amministrazione – ha ulteriormente complicato le cose. Infatti nel gennaio 2005, (ancor prima di iniziare), la nuova aggiudicataria aveva già esposto al Comune "riserve" (ossia pretese dell'appaltatore nei confronti del committente che vengono avanzate e fatte valere in dipendenza dell'esecuzione del contratto d'appalto o di eventi su quest'ultimo incidenti) per le quali si è resa necessaria una nuova transazione.
Dal 9 di gennaio di quest'anno – data in cui la ditta che aveva l'appalto del cantiere ha comunicato l'intenzione di interrompere i lavori – si sono resi necessari 8 mesi prima di giungere ad una soluzione del problema…
Quando, invece, l'azione è stata tempestiva, lo è stata senza costrutto.
Infatti – paradossalmente - l'aggiudicazione dell'appalto del 2° lotto senza aver prima definito il contenzioso con chi doveva completare il 1° lotto e concluso i relativi lavori potrebbe dare spazio ad ulteriori pretese (le c.d. riserve sopra indicate) che la ditta incaricata di completare il 2° lotto potrebbe avanzare in caso di ritardo nell'inizio dei propri lavori.
Per concludere, una semplice riflessione: si pensi che l’attuale Sindaco all’epoca dell’avvio del cantiere ricopriva la carica di Assessore ai Lavori Pubblici. Come può, ora, rinnegare l’opera?
Gli allarmismi o i disfattismi degli ultimi giorni a nulla servono, se non a mostrare – se ancora una volte ce ne fosse stato bisogno – la debolezza di un'Amministrazione che scivola spesso e volentieri.
Per chiarezza espositiva riteniamo opportuno segnalare che Il costo complessivo per l'ultimazione dell'opera recentemente pubblicato dall'Amministrazione Comunale, pari ad Euro 4.087.000, evidenzia un aumento complessivo dei costi di Euro 690.000 rispetto al finanziamento iniziale del 15 Settembre 1997.
Se si tiene conto che ora contrariamente ad allora, è stato riacquistato il diritto di superficie, allora valutato Euro 750.000, si intuisce chiaramente che, nonostante le avverse vicende con cui hanno dovuto fare i conti le tre Ammnistrazioni Comunali che si sono succedute, ad oggi i costi per Merate sono rimasti invariati.
L'avocazione a sé da parte del sindaco della responsabilità politica del cantiere è un chiaro segno di sfiducia nei confronti dell'assessore che oltre a fornire cifre inesatte, in maniera lapalissiana dichiara alla stampa "brancoliamo nel buio. Non sappiamo che farcene."
Non è certamente questo ciò che avrebbero voluto sentire i Meratesi su un opera che attendono da anni.
Che il cantiere non abbia avuto buona sorte è ormai chiaro a tutti.
Ma che di fronte alle vicende negative si debba fare disfattismo non è accettabile.
La tempestività nell'agire ha infatti – negli anni precedenti – evitato il peggio, consentendo all'Amministrazione Comunale di superare la vicenda giudiziaria dell'appaltatrice (finita in concordato preventivo) senza che ciò potesse ulteriormente ampliare i danni.
A tutti deve esser chiaro che, completato il mandato, l'Amministrazione precedente si presentava al voto dei cittadini con un cantiere che – sebbene non completato – era pronto per la prosecuzione essendo i lavori già appaltati a nuova impresa.
A questo si aggiunga – in termini economici – che era stata incassata una garanzia di euro 252.000 dalla prima appaltatrice e trattenuta una cauzione versata da altra ditta aggiudicataria di ulteriori 31.000 euro che aveva poi ritenuto di non proseguire nell'appalto.
E siamo al 26 maggio 2004.
Dopo le elezioni e pur disponendo di tutte le condizioni, il non aver agito tempestivamente – in ragione di chissà quale soluzione da sostituire alle scelte della precedente amministrazione – ha ulteriormente complicato le cose. Infatti nel gennaio 2005, (ancor prima di iniziare), la nuova aggiudicataria aveva già esposto al Comune "riserve" (ossia pretese dell'appaltatore nei confronti del committente che vengono avanzate e fatte valere in dipendenza dell'esecuzione del contratto d'appalto o di eventi su quest'ultimo incidenti) per le quali si è resa necessaria una nuova transazione.
Dal 9 di gennaio di quest'anno – data in cui la ditta che aveva l'appalto del cantiere ha comunicato l'intenzione di interrompere i lavori – si sono resi necessari 8 mesi prima di giungere ad una soluzione del problema…
Quando, invece, l'azione è stata tempestiva, lo è stata senza costrutto.
Infatti – paradossalmente - l'aggiudicazione dell'appalto del 2° lotto senza aver prima definito il contenzioso con chi doveva completare il 1° lotto e concluso i relativi lavori potrebbe dare spazio ad ulteriori pretese (le c.d. riserve sopra indicate) che la ditta incaricata di completare il 2° lotto potrebbe avanzare in caso di ritardo nell'inizio dei propri lavori.
Per concludere, una semplice riflessione: si pensi che l’attuale Sindaco all’epoca dell’avvio del cantiere ricopriva la carica di Assessore ai Lavori Pubblici. Come può, ora, rinnegare l’opera?


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